LA VIA : UNA TRISTE DANZA CHE APRE ALLA SPERANZA DI MARIO VERRE OPERA DI MARIA CREDIDIO



"LA VIA" UNA TRISTE DANZA CHE APRE ALLA SPERANZA DI MARIO VERRE
OPERA DI MARIA CREDIDIO.

“La via” : Una triste danza che apre alla speranza

Mario Verre

La via sembrerebbe assumere quasi una valenza profetica in questi tempi contrassegnati dall’epidemia di Coronavirus.

L’opera, realizzata da Maria Credidio nel  2017, è costituita da dieci elementi plastici di uguali forme e dimensioni  di colore nero.

Se assumiamo il principio di Claudia Giraud secondo cui “l’arte contemporanea, ora più che mai, si è rivelata uno strumento per  leggere il mondo di oggi, abbracciare la sua complessità, viverne le trasformazioni” ;
 l’opera si può anche mettere in relazione alla corrente pandemia.

Suggestionato dalla summenzionata massima, sono perciò indotto ad intravedere nelle perentorie croci de La via una sorta di triste danza, sottolineata dal greve colore nero, della pandemia che marcia attorno al mondo.

  L ' opera non è certo animata dalla “gioia di vivere” de La danza che Henri Matisse dipinse in due versioni tra il 1909 e il 1910, provocando lo sconcerto del pubblico non abituato a colori particolarmente aggressivi.

La via si pone però rispetto alla contemporaneità in maniera attuale e, sottolineo, quasi profetica configurandosi, attraverso l’asciutta e rigorosa perentorietà delle strutture volumetriche tipiche della Credidio, come lugubre presagio di un’emergenza mondiale a cui non eravamo pronti.

 L’installazione leva anche un grido di speranza in questi tempi spiazzanti e suggerisce la via, quella dell’arte, da percorrere per sopportare meglio le difficoltà del presente.


 Un “minimal art content” (“contenuto d’arte minimale”), per dirla usando le parole del critico e filosofo britannico Richard Wollheim, contraddistingue le proposizioni plastiche di Maria Credidio

 Una costruzione dell’immagine ridotta ai minimi termini, l’antiespressività, un’economia assoluta e ben calibrata degli elementi formali e l’impersonalità costituiscono imprescindibili coordinate attraverso cui immergersi  nell’esperienza creativa.

Avvincente quanto meritevole di maggiore attenzione, di questa donna del Sud, caparbia creatrice di emozioni visive freddamente oggettuali e nel contempo spiritualmente trascendenti tra la  terra e cielo.


GIANLUIGI MELUCCI BLOGGER FREE LANCE

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